MARE NOSTRUM
KAREN BENBENISTY


A cura di Carolina Pozzi

Dal 9 giugno al 29 ottobre 2016
Opening giovedì 9 giugno 2016, ore 18.00



1869: Una società internazionale guidata dal diplomatico francese Ferdinand de Lesseps inaugura il Canale di Suez. Il collegamento tra il mar Mediterraneo e l’oceano Indiano si ripercuote velocemente a livello internazionale, agevolando i contatti commerciali e favorendo la penetrazione europea in Africa.

Un movimento di senso inverso vede, di lì a poco, numerose specie marine tipiche del mar Rosso raggiungere il Mediterraneo attraverso il canale — la cosiddetta migrazione lessepsiana — formando popolazioni stabili e in alcuni casi scalzando le specie atlanto-mediterranee dalle proprie nicchie ecologiche.

1869 - 1870: Gustave Courbet dipinge la serie delle marine. Vedute frontali e ravvicinate, che si allontanano dal senso del sublime e del pittoresco che aveva sostenuto gli stessi soggetti nella visione romantica per concentrarsi sugli effetti di luce e movimento delle onde. Nello stesso periodo la diffusione della fotografia stimola l’opera dei pittori realisti e la stampa offset — basata sul medesimo principio della litografia — rivoluziona le dinamiche di produzione dei manufatti stampati e apre la strada alla produzione industriale.

2013: In seguito alle numerose tragedie avvenute al largo delle coste italiane, il governo nazionale implementa Mare Nostrum, un’operazione umanitaria e militare volta al recupero e al salvataggio dei migranti e alla lotta al traffico di esseri umani sulle tratte del Mediterraneo.

2015: Si inaugura il raddoppio di un tratto del Canale di Suez, in previsione dell’incremento delle rotte asiatiche.

Questo elenco di date ed eventi fornisce la cornice temporale all’interno della quale si è mossa la ricerca di Keren Benbenisty (Israele, 1977), che in Mare Nostrum esplora l’evoluzione del tema del mare nelle sue connotazioni simboliche, culturali e insieme geopolitiche. Dall’associazione con i principi di creazione e distruzione, con l’idea di viaggio nell’ignoto e con l’imprevedibilità e la potenza delle forze naturali e del destino dell’uomo, per arrivare alle implicazioni contemporanee di natura politica e militare, tali riflessioni si sviluppano in un nucleo di lavori che danno corpo, in relazione gli uni agli altri, a una mappa concettuale articolata all’interno della galleria.

Una traccia scandita dagli anni del rinvenimento delle specie lessepsiane nel Mediterraneo si dipana sulla linea dello sguardo, materializzando in senso spaziale una sequenza temporale che sintetizza un secolo e mezzo di migrazioni marine. L’ambiente diventa così, nella sua volumetria, diagramma analitico e contenitore di un significato leggibile su più livelli. 
All’orizzonte della durata storica risponde quello fisico delle marine disegnate con le impronte digitali di Benbenisty. Ciascuna tavola riprende una delle opere ottocentesche di Courbet, realizzate nello stesso periodo in cui in Egitto veniva aperto il Canale di Suez. A partire dalle loro riproduzioni digitali, l’artista raddoppia il formato originale per restituirne una versione dilatata e materica, in cui si manifesta un rapporto fisico e istintivo con la costruzione dell’immagine. Se il motivo iconografico è uno dei più rappresentativi della tradizione romantica, l’utilizzo delle impronte introduce un riferimento ai sistemi di controllo biometrico dei flussi migratori, di cui l’artista — israeliana residente negli Stati Uniti — ha fatto più volte esperienza.

Un ulteriore riferimento alla storia dell’arte, e in particolare alla statuaria classica, o meglio alla visione parziale legata all’idea della rovina e del frammento, è presente nella scultura che riproduce un basamento su cui sono poggiate due pinne a grandezza naturale: come nella serie delle marine, il corpo è protagonista assente, presenza fantasmatica che è possibile individuare soltanto per mezzo delle sue tracce. Realizzata in travertino — scelto per il suo legame con la storia di Roma — la sua porosità dichiara un’origine calcarea e acquatica, così come la stratificazione dice della storia millenaria che ne ha plasmato la materia e l’identità delle popolazioni affacciate sul Mediterraneo.

La stessa tensione tra fluidità e densità, fissità e movimento, anima il video in cui vediamo le dita dell’artista lasciare le proprie tracce su una superficie illuminata. In una sorta di disegno in movimento, le impronte si allargano in macchie acquose che prendono la forma di un motivo astratto. Ancora una volta l’impressione tattile si presenta come il mezzo tramite il quale esplorare la superficie delle cose, in una traiettoria meta-storica che collega i graffiti delle caverne paleolitiche agli schermi dei nostri smartphone.

I manufatti stampati, per il loro essere veicolo di conoscenza e significato, sono spesso utilizzati da Benbenisty come materiali sui quali intervenire in sottrazione, attraverso un procedimento di cancellazione dal duplice risvolto concettuale e pragmatico. Otto pagine dal catalogo della mostra “Manet and the Sea” al Philadelphia Museum of Art sono stati qui parzialmente manipolati per lasciare sul foglio soltanto il profilo delle barche. In un doppio rovesciamento da positivo a negativo, sono serviti per comporre la plancia offset con la quale è stato stampato questo giornale, che vuole essere strumento e indice per guidare la lettura di Mare Nostrum.