QUADRERIA PONTRELLI
GIOACCHINO PONTRELLI

 

Novembre 2014

Gioacchino Pontrelli, Senza titolo # 12, 2009, tecnica mista su tela cm 30x40.jpg


QUADRERIA PONTRELLI

di Claudio Libero Pisano

 

Nella trilogia 1Q84, di Murakami, i protagonisti Aomame e Tengo si cercano per quasi tutto l’interminabile libro, provano a capire se sono stati catapultati in un mondo parallelo, che non sanno spiegare, o se il loro mondo fino allora noto sia esso stesso finito in uno sdoppiamento inconcepibile con gli strumenti cognitivi a loro disposizione.

Due lune in un unico cielo sono la prova dello scarto con la realtà conosciuta. Due lune che solo loro vedono e che li allontana da tutti, ma che alla fine consentirà loro di ritrovarsi e tornare indietro. Riusciranno a rientrare nel mondo, anche se non sarà lo stesso di prima; solo Aomame percepirà uno scarto minimo: su una strada sopraelevata, dove tutto era cominciato, una pubblicità che era a destra è finita a sinistra. Ma non avrà più importanza. Ciò che conta è essere riusciti a tornare da un viaggio, che li ha visti trasformati. E forse la realtà vera sarà solo nell’equilibrio tra quelle due lune impossibili. Vedere due mondi e poi ritornare su uno solo.

Non avere la pretesa di trovare un universo spiegato nei suoi minimi particolari, ma piuttosto apprezzarlo per i suoi molteplici percorsi.

La pittura di Pontrelli oggi sembra aver risolto felicemente la presenza di mondi differenti nelle sue opere. Astratto, figurativo, collage e fotografia - bagagli della sua produzione precedente - trovano ora una nuova sintesi. Quello che nei dittici degli anni scorsi sembrava un eterno conflitto tra ordine e caos, oggi è con forza rivendicato come assunto di una scelta, che non vede vincitori né vinti, ma piuttosto la realizzazione di una coesistenza equilibrata e pacifica. Sulla stessa superficie sono presenti tutte le varianti della pittura dell’artista, che suggeriscono la tenace volontà di non scegliere, e testimoniano le variabili infinite che la pittura può offrire.

Su un aspetto le sue opere non sono mai mutate e ciò rappresenta una linea di continuità per comprendere la sua storia artistica, ed è il colore. Attraverso questo l’artista traccia, rimanda e definisce ogni sua composizione. Il colore è il significato, un concetto mentale, che accanto al significante, la forma fisicamente percepibile, contribuisce a creare il segno. L'unione tra forma e contenuto passa attraverso il colore. Non è un esercizio stilistico, per quanto minuzioso e di grande qualità esecutiva: il colore è la pittura di Pontrelli, realismo e astrazione sono solo mezzi per celebrarne la sua superiorità, in ogni suo assunto. La stessa tecnica del collage, con i tagli estremi e la manomissione della fotografia col colore, è riproposta nelle tele come figurazione, come elemento tutto interno all’esercizio pittorico. A ribadire che con l’unico, e insostituibile, mezzo del colore si può dire tutto.

Il colore diventa quindi il centro attorno al quale ruota ogni cosa e il risultato è una libertà immensa che consente accostamenti inusuali e sorprendenti. L’universo barocco della composizione riesce a fluttuare con estrema leggerezza sulla superficie del quadro comunicando una consapevolezza matura e rigorosa. L’uso massiccio dell’oro in una grande installazione è un lasciapassare che introduce, anche con l’ausilio del collage, nei mondi raccontati dall’artista. Un corridoio attraverso il quale si arriva direttamente nella sua pittura. E del Barocco è anche la libertà di consentirsi accostamenti non sempre facili, come la scelta di tonalità acide contigue a stratificazioni di toni che, nel loro sovrapporsi, rendono gli effetti cromatici della più radicata tradizione della pittura italiana. Grandi quadri di oltre due metri affiancati a tele di ridotte dimensioni hanno in comune la capacità di comprimere e immagazzinare nello spazio a disposizione, qualunque sia il loro perimetro d’azione, una quantità di immagini e informazioni veramente incredibile. Il mondo doppio nel quale transitano Aomame e Tengo qui diviene triplo, quadruplo.

L’opera finita è il risultato di singolarità che si sovrappongono e circolano nello spazio del telaio. Esse esistono solo nel rapporto collettivo con i linguaggi espressi accanto. Nel galleggiare, i segni si compongono in un unico universo pensato per costruire basi solide per un mondo dall’equilibrio instabile, dove valore più importante è proprio nel riconoscere la molteplicità che fonda l’Unico.

Ogni singola opera di Pontrelli è una Quadreria, non tanto nell’assunto seicentesco degli azzardati accostamenti di dimensioni e colori quanto piuttosto nel principio teorico per cui il quadro smise di essere considerato elemento di contorno o di arredo e divenne con prepotenza un oggetto di devozione collezionistica, opera d’arte a tutti gli effetti. La pittura quindi con un’identità riconosciuta, potente e invasiva.

Quello che è necessario, guardando le opere di Pontrelli, è una predisposizione a fermarsi e prendere tempo. Non avere fretta. La pittura, e le sue mille implicazioni, si rivela nella disponibilità a   intraprendere il viaggio che, nonostante i mille mondi narrati, non è mai un divenire vertiginoso o lisergico. Non sono viaggi chimici quelli offerti, ma piuttosto un avanzare con passo lento, paziente. La curiosità frenetica di scovare le mappe tracciate dall’artista lascia il passo a una narrazione consapevole e compiuta. Gli universi marcatamente anaffettivi dei dipinti degli anni scorsi fanno spazio a una maturità capace di mettersi in gioco. A lasciarsi scoprire con la pacatezza narrativa dei viaggi di Chatwin, che ha raccontato il pianeta per intero dopo averlo percorso a piedi, non tralasciando mai finanche gli aspetti più complessi, ma attento a preservare sempre la sua identità aristocratica di narratore camminante.