POCO PRIMA, SUBITO DOPO
LUCA RUBEGNI
con un testo DI GAIA BOBÒ
OPENING mercoledì 14 ottobre 2026
FINO AL 9 gennaio 2027
Poco prima, subito dopo
Testo di Gaia Bobò
Le opere di Luca Rubegni invitano chi guarda a un gioco disorientante. Si può passare il tempo a decifrare la provenienza delle molteplici immagini, dei testi e degli oggetti che si affiancano nei suoi dipinti. O ancora, ci si può perdere nel mistero di una forma accennata, che non dichiara la sua funzione, ma se ne disfa con disinvoltura. In entrambi i casi, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a un rebus senza soluzione, un insieme di indizi fuorvianti che, più che suggerire una strada, sembrano invitare lo spettatore a perderla.
La ricerca dell’artista indaga la sottesa ambiguità delle cose, entità silenziose e immobili, che vengono colte nelle loro pose involontarie. È il riverbero della tradizione metafisica, che Rubegni fa propria nella sospensione delle atmosfere, nell’accostamento tra immagini provenienti da contesti dissimili e nel rapporto dialettico con la storia dell’arte. Nella mostra Poco prima, subito dopo, l’eco della pittura quattrocentesca può ancora intuirsi nella presenza sporadica delle architetture che ritmano lo spazio. L’esposizione segna tuttavia un ulteriore passaggio nella ricerca dell’artista, che tenta piuttosto di uscire da questa griglia, abbandonando una precisa scansione dei piani per approdare a un impianto quasi bidimensionale.
I dipinti presentati in questa occasione esprimono infatti una fascinazione pop più evidente, che non si manifesta solo nella scelta e nella resa dei soggetti, ma anche nell’attitudine alla costruzione dell’immagine, quasi più vicina al collage. In questa nuova configurazione, è possibile scorgere l’ampio spettro del suo immaginario, nutrito tanto dalla storia dell’arte quanto dalle diverse espressioni del design. Oggetti di uso quotidiano, caratteri tipografici, insegne, complementi d’arredo, o ancora abiti e giocattoli, convogliano una nostalgia paradossale, che rimanda a un tempo che l’artista non ha vissuto, ma con cui tenta di stabilire una connessione.
La coabitazione di questi elementi nello stesso spazio pittorico rende le ambientazioni di Rubegni dei luoghi d’incontro inattesi, dei rendez-vous a cui la figura umana non è invitata, mentre le cose si intrattengono in conversazioni silenziose. Forse qualcuno è appena andato via, o forse deve ancora arrivare.